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I misteri dei fondali del Pacifico


Postato da: gian il 15-05-2009 alle 12:00:24




Gli scienziati del National Oceanographic Centre di
Southampton, in Inghilterra, ripongono aspettative elevatissime in
Nereus, il primo sottomarino robot che a fine mese si cimenterà
nell’impresa di raggiungere gli abissi di Challenger Deep, il punto più profondo (11.000 metri) della Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico.


Prima di Nereus altri due sottomarini si sono avvicinati ai fondali di Challenger Deep: lo svizzero Trieste,
nel 1960, che grazie a un’immersione di nove ore riuscì a misurare la
profondità di quello che fino ad allora era apparso come un fondale
irraggiungibile. Nel 1995 ci riprovarono i giapponesi con Kaiko, una
navicella collegata con un cavo ad una nave che, dalla superficie, si
preoccupava di guidarla e di fornirle l’energia sufficiente per portare
a termine la missione. Oltre a misurare la profondità della fossa,
Kaiko fu in grado di scattare una serie di fotografie della vita dei
fondali.


Ma da Nereus gli esperti del settore si aspettano molto di più.
Anzitutto poter disporre di un sottomarino robot che permetterà agli
scienziati di Southampton di esplorare Challenger Deep molto più a
lungo di quanto sia stato fatto fino ad oggi, considerando anche che le
batterie al litio di Nereus gli garantiscono un’autonomia di venti ore
di immersione.


Il sottomarino è stato poi progettato con due diverse
configurazioni: nuoto “libero” e “al guinzaglio”. Da libero, grazie a
un sistema informatico estremamente sofisticato e collegato a speciali
sensori chimici Nereus è in grado di selezionare autonomamente gli
angoli più interessanti da un punto di vista scientifico e
fotografarli. Al guinzaglio, dopo essere stato potenziato da un
apposito braccio meccanico, Nereus può raccogliere i campioni da
analizzare richiesti dall’équipe in superficie.


L’immersione di Nereus, prevista in una data che oscilla tra il 23
maggio e il 6 giugno, avverrà in fasi successive. Per questioni di
sicurezza ma anche per realizzare un’esplorazione più completa, il
sottomarino robot effettuerà tappe intermedie a 1.000, 4.000 e 8.000
metri prima di raggiungere gli 11.000.


Nel frattempo, biologi marini e geologi restano in attesa di poter
visionare le fotografie scattate da Nereus. I primi sicuri di trovarvi
nuove forme di vita, nuovi habitat e persino nuovi adattamenti di
organismi già noti. I secondi per carpire qualche informazione in più
sui movimenti della crosta oceanica.


Fonte :http://blog.panorama.it








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